martedì 22 settembre 2015

Un racconto breve per parlare di #bullismo

Per trattare di un argomento che ci tocca direttamente non c’è niente di meglio che farlo con un racconto. 
Questo perché attraverso i personaggi e le situazioni della storia riusciamo meglio ad aprirci e, senza dichiararlo apertamente, a parlare di noi, delle nostre esperienze, dei nostri pensieri, delle nostre paure, delle nostre preoccupazioni e delle nostre speranze. 
Il racconto è quella maschera di cui parlava Oscar Wilde che ci permette di dire la verità.

Per questo che ho scritto questo racconto breve nella speranza che venga letto dai ragazzi e dalle ragazze e che possa favorire una discussione sul tema del bullismo
Perché è proprio del silenzio che si nutrono questi fenomeni.

Chi vuole leggerlo può trovarlo a questo link
Buona lettura! E se vi piace, fatelo girare...

venerdì 11 settembre 2015

Inquietanti presenze notturne in casa

Quando mia figlia è passata al lettino senza sbarre mi sono reso conto che da quel momento avrebbe acquistato una libertà di movimento completa nell'intero arco della giornata. La principale preoccupazione era legata al fatto di vedersela piombare nel lettone nel cuore della notte.
Mi raccontavano di incursioni notturne degne delle migliori unità speciali SWAT che vediamo nei film irrompere per liberare gli ostaggi. Nel nostro caso, l'obiettivo sarebbe stato, al contrario, quello di fare degli ostaggi, ovvero noi. In realtà la ricerca del lettone non è mai avvenuta in modo così irruente e, da questo punto di vista, l'abbandono delle sbarre non ha portato conseguenze gravi.

Il punto è un altro.
Può succedere che, in tarda serata, mentre sono a letto a leggere un libro con la sola luce del comodino accesa, abbassando leggermente il libro per cambiare pagina, veda mia figlia ferma sulla porta della nostra camera. Non mi ha chiamato prima, non ha fatto rumori per arrivare da noi. Praticamente si è materializzata alla porta. Il rischio è che mi prenda un colpo. Di solito mezza addormentata mi dice che le scappa la pipì.
Oppure, una di quelle rare mattine del fine settimane nelle quali si riesce a dormire più del solito, è capitato, aprendo gli occhi, di trovare mia figlia in piedi vicino al lettone. Altro colpo al cuore.
Forse ho visto troppi film horror ma, non si sa come mai, queste bambine con la frangetta e i capelli lunghi, che durante il giorno sembrano angioletti e giocano con le bambole, quando fa buio acquistano un vocione cavernoso e tentano di ucciderti o di portarti in un pozzo.

Qualche sera fa, come faccio sempre prima di andare a dormire, mi sono affacciato alla sua cameretta.
M'è preso un colpo. L'ho trovata seduta sul letto a gambe incrociate con le spalle rivolte verso la porta.
L'ho chiamata con un filo di voce senza ricevere risposta. Mi sono avvicinato piano piano. Stava dormendo. Cercando di non svegliarla l'ho distesa perché potesse continuare a dormire in una posizione decisamente più comoda.
Io sono tornato a letto. Mi sono detto che forse non avevo così sonno da spegnere la luce... meglio leggere un po'...

martedì 1 settembre 2015

Alla ricerca del tempo perduto dell'infanzia

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere di una commedia musicale dal titolo “Le scale son di vetro” tratta da un’antica favola toscana. Quel titolo ha fatto suonare un campanello nella mia mente e mi sono ricordato che mia nonna, quando voleva dirci di fare le cose con calma, diceva spesso: “Vai piano che le scale son di vetro”.
Mi sono reso conto di essere cresciuto sentendo ogni tanto quelle parole ma senza che mia nonna accennasse mai a una favola o a un racconto. Col passare del tempo la mia memoria si è riempita di così tanti altri ricordi che ho scordato quel modo di dire. 
Il titolo di quello spettacolo è stato per me come il famoso biscotto "madeleine" de Alla ricerca del tempo perduto di Proust, mi ha fatto tornare alle orecchie suoni perduti della mia infanzia.
Ho fatto delle ricerche in Rete e ho trovato proprio quella favola, si tratta de “La brutta e la bella” che potrei definire una versione toscana della più famosa Cenerentola. Chi vuole leggerla può trovarla qui.
Abbiamo portato nostra figlia a vedere lo spettacolo, le è piaciuto moltissimo. Ne è rimasta entusiasta: la storia, i personaggi, la musica, i costumi e il trucco. Il musical si svolgeva all'interno della meravigliosa chiesa a cielo aperto di San Galgano, un contesto incantato che, sotto la luce di una splendida luna, aumentava la magia della favola.

Adesso, quando mia figlia ed io scendiamo le scale di casa, ci diciamo sorridendo “Piano, piano che le scale son di vetro.”  
Così, in un gioco incrociato di memorie e di tempo, io richiamo vecchi ricordi di un'infanzia passata mentre mia figlia costruisce i suoi per un futuro che verrà.