domenica 28 febbraio 2016

venerdì 12 febbraio 2016

Il buongiorno si vede dal sorriso

Alcune volte, quando accompagno mia figlia, mi capita che all’apertura della porta dell’asilo mi venga un’irrefrenabile voglia di salutare e riportarla indietro. Dire “Scusate, ho sbagliato.”, “Ci vediamo alla prossima.”, “Riproviamo domani, sperando di essere più fortunati.”
Credo che un buongiorno con un sorriso sia il minimo previsto dai rapporti umani. Al di là del lavoro che si faccia, dei pensieri che ci frullino nella testa, dei problemi che si abbiano.
Ricordo che i miei genitori mi hanno insegnato a salutare le persone, ancorché sconosciute, che si incrociano lungo le scale. Forse erano altri tempi.
Io stesso in quel momento sto andando a lavoro, ho mille cose alle quali pensare, sono di corsa, ma non rinuncio a dare il buongiorno accompagnato da un sorriso a chi mi sta aprendo una porta, a chi sta accogliendo me e mia figlia, alla persona con la quale passerà il resto della giornata. Ma, ripeto, penserei lo stesso se non sapessi chi fosse.
Mi spiace veramente vedere un’espressione che non trovo altre parole se non definire quasi di sconforto di prima mattina. E un po’, sono sincero, mi preoccupa.
Anche se, purtroppo, nelle scuole e negli asili ultimamente si sta attenti a ben altre cose e un sorriso è veramente l’ultima cosa alla quale prestare attenzione. O forse, al contrario, parte tutto da lì...