sabato 12 novembre 2022

Non voglio più sentir dire di non essere portati per la matematica

Parlando di scuola sento spesso parlare delle difficoltà in matematica giustificandole con il fatto di “non essere portati per la matematica”. Genitori e figli, nessuno si salva da questa specie di mantra negativo. Lo dicono già i bambini alle elementari che non possono che averlo sentito dai grandi intorno a loro. Il danno è già fatto, gli abbiamo già preconfezionato una giustificazione per non impegnarsi in quella materia.
Pensiamoci bene, cosa vuole dire “non essere portati per la matematica?”
Vuol dire non capire subito una spiegazione? Sarebbe troppo facile se capissimo sempre tutto subito alla prima. Sarebbe troppo facile per gli studenti, che non dovrebbero impegnarsi per studiare, e per gli insegnanti, che non dovrebbero impegnarsi nell’insegnamento. Non vorrei che questa storia del non essere portati per la matematica facesse comodo un po’ a tutti.
Non ho mai sentito qualcuno dire che non è portato per la geografia Eppure quanto tempo mi c’è voluto per imparare gli affluenti di quel fiume, le città di quella regione o la divisione delle Alpi. Nessuno mi ha mai detto:” Vabbè, dai, non sei portato per la memoria...”
Credo che ci voglia un patto serio tra studenti ed insegnati: i primi si impegnano ad ascoltare per imparare ed i secondi non mettono limite alle spiegazioni necessarie per far capire un argomento.
Non c’è niente di più bello di vedere qualcuno che si rende conto di aver capito qualcosa. Sembra si accenda una luce nei suoi occhi.
Se, come si dice, “Meglio accendere una candela che maledire l’oscurità” allora potremmo dire che è meglio cercare di accendere quella luce negli occhi degli studenti che maledire o far maledire la matematica.

sabato 3 settembre 2022

La mia fiaba "La bomba intelligente" segnalata al Concorso "Un prato di fiabe 2022"


Con grande soddisfazione il mio racconto "La bomba intelligente" risulta tra le fiabe segnalate nel Concorso per autori Un Prato di Fiabe 2022

A breve avrò l'onore di vedere la pubblicazione con le illustrazioni create per la mia fiaba.

Potete leggerla qui ... buona lettura!

martedì 1 febbraio 2022

L'audio lettura della mia fiaba "In una giungla di lettere"


Visto che la mia fiaba "In una giungla di lettere" parla di dislessia, ho pensato di registrare una mia lettura che può essere fatta ascoltare a tutti i bambini. Mi sono sbizzarrito anche nell'illustrazione. 

L'audio è disponibile cliccando su questo link.

sabato 11 dicembre 2021

Pubblicato il mio racconto "Che fine ha fatto Babbo Natale?" nel libro "Racconti di Natale. Vol.2"


Sono veramente contento che il mio racconto "Che fine ha fatto Babbo Natale?" sia stato pubblicato tra i "Racconti di Natale. Vol.2" di Rudis Edizioni.

Potete ordinare il libro a questo linkE' in vendita anche presso i principali store online (Amazon, Ibs, Libreria Universitaria etc.), presso le librerie fisiche indipendenti e di catena che ne faranno richiesta in tutta Italia, ed è ordinabile dai lettori chiedendo al proprio libraio di fiducia. È inoltre in pubblicazione anche la versione digitale e-book.

Buona lettura!

martedì 7 dicembre 2021

Il mio racconto "Aylan, il bambino che salvò il Natale"

Orgoglioso che il mio racconto "Aylan, il bambino che salvò il Natale" sia stato selezionato per i Racconti di Natale di Lettera32.

A questo link potete leggerlo.

Buona lettura!

mercoledì 24 novembre 2021

Uscita libro delle favole/illustrazioni + Invito alla Premiazione in Zoom

Un Prato di Fiabe 2021 invita tutti alla Premiazione della XXI edizione pianificata in Zoom per le ore 16:00 del 04 dicembre 2021.

Per entrare nella riunione in Zoom

https://us06web.zoom.us/j/89469046533?pwd=eDV4S1FYdFBUZmw4Q3JiaXlBREhzQT09

ID riunione: 894 6904 6533

Passcode: 442965

Il libro con le favole e le illustrazioni in pdf è disponibile utilizzando questo link 

La mia favola è "In una giungla di lettere", classificata al 3° posto.

Quest’anno la casa editrice Effegi ha deciso di pubblicare il libro e chi ne vorrà qualche copia potrà richiederla e gli sarà inviata direttamente a casa.

domenica 3 ottobre 2021

Noi cresciuti senza traumi con i cartoni degli anni ‘80

Qualche giorno fa, parlando a cena con mia figlia dei suoi allenamenti di pallavolo, ci raccontava che qualche sua compagna si lamentava dei rimproveri dell’allenatrice.
A volte mi chiedo cosa sia successo tra la mia generazione e la sua, siamo passati non dico ad un’assenza ma sicuramente ad un’attenzione veramente leggera ad una focalizzazione estrema su qualunque cosa riguardi i bambini. Cosa viene detto loro, dalle parole usate al tono, i giochi che fanno, i programmi che guardano alla televisione, i libri che leggono o che dovrebbero leggere e chi più ne ha più ne metta.
Rispetto a loro, noi possiamo considerarci quasi dei sopravvissuti, siamo riusciti a diventare adulti nonostante tutto. Partendo addirittura dai cartoni animati che trasmetteva la tv. 
Per chi era una bambina negli anni ottanta e praticava pallavolo vedeva che le proprie eroine si allenavano come quasi fossero dei marines americani. Chi non si ricorda il famigerato allenamento di Mimi con le catene ai polsi o le tante pallonate prese in allenamento? In confronto a quei modelli, una sgridata non ci faceva alcun effetto. I nostri genitori non sapevano neanche cosa succedesse nei cartoni animati che guardavamo in tv, se passavano alla televisione dovevano essere adatti a dei bambini per definizione, e se ci lamentavamo che l’allenatore ci aveva sgridato ci rispondevano di getto che aveva fatto bene e che voleva dire che non lo stavamo ad ascoltare. 
Adesso siamo accanto a loro mentre guardano la tv e ci domandiamo se quello che dice o fa Peppa Pig possa avere chissà quale messaggio fuorviante o se e come possa influenzare il loro sviluppo. Per non parlare di insegnanti e/o allenatori il cui comportamento in classe ed insegnamenti vivisezioniamo quotidianamente per cercare di capirne gli impatti sulla psicologia e sull’apprendimento dei nostri figli.
Dovremmo fare tutti un po’ di sana autocritica perché non vorrei che tra una ventina di anni qualche pensionato volesse andare a parlare con il capoufficio del figlio ormai quarantenne perché ritiene che non valorizzi le sue capacità sul posto di lavoro.