martedì 19 marzo 2013

domenica 17 marzo 2013

Tanti auguri per la FESTA DEL PAPA'


Tanti auguri ai papà
che si alzano insonnoliti per un colpo di tosse dalla camerina,
che potrebbero mettere un pannolino a occhi chiusi e qualche volta vorrebbero avere il naso chiuso,
che sanno giocare con i figli tornando bambini pur rimanendo adulti,
che sanno che tenerezza non significa debolezza,
che sanno che un abbraccio può dare una forza incredibile,
che sanno che ci sono le regole da dare ma lasciano aperta la porta alle eccezioni,
che corrono dietro a una bicicletta tenendo il sellino,
che assaggiano il cibo perché non sia troppo caldo,
che hanno imparato ad avere sempre un fazzoletto in tasca per il naso che cola,
che si trovano briciole di biscotti sui vestiti,
che danno forza ai figli all'entrata del nido anche se qualche volta vorrebbero riportarseli a casa,
che si meravigliano per ogni piccolo progresso al quale assistono,
che si ricorderanno per sempre della prima volta che sono stati chiamati “papà”,
che pur avendo visto tanta cacca rimangono titubanti di fronte alla domanda della mamma “Com'era?”,
che sanno che quando il sonno è veramente tanto si può finire a dormire tutti nel lettone,
che hanno capito che è vero che con i figli le priorità cambiano,
che hanno tenuto la mano al proprio figlio durante un vaccino,
che hanno preso per primi un cucchiaino di sciroppo per dare l'esempio,
che sanno quando dare la mano per sorreggere e quando lasciarla per infondere fiducia,
che hanno imparato che un bacio può far passare velocemente la “bua”,
che non si accontentano di essere diventati papà ma si sforzano ogni giorno di farlo.
 
Tanti auguri anche agli altri papà,
che non sanno che cosa si sono persi
o cosa si stanno perdendo ma sono ancora in tempo.
 

mercoledì 13 marzo 2013

Chi la dura la vince

Mentre mi preparo in bagno, mia figlia prende dal cassetto la scatola dei cottonfioc e inizia a giocarci. Con la coda dell'occhio tengo sotto controllo la situazione ma, tra i pochi secondi che separano un'occhiata e l'altra, vedo tutti i bastoncini sul pavimento.
Faccio notare a mia figlia che adesso deve metterli a posto, ricevendo dei secchi e decisi “NO”. Due sole lettere, con una vocina acuta, ripetute quasi all'infinito.
Tengo la posizione e mantenendo la calma. Le ripeto che se vuole scendere con me a giocare deve prima mettere a posto quello che ha buttato a terra.
Ai “NO” si aggiunge anche il linguaggio corporeo per rafforzare la sua posizione, mette le braccia dietro la schiena.
Vedendo che continuo a prepararmi, prova a proporre una soluzione alternativa. Dice “NO io, babbo.”
“Eh no, devi mettere a posto tu.”
Le ricordo che tra poco scenderò senza di lei se non metterà a posto. Nessuna reazione.
 
Bisogna essere credibili nelle proprie dichiarazioni così scendo senza di lei.
Lei rimane al cancellino delle scale con la stessa faccia triste di chi sta salutando un emigrante che salpa per l'America in cerca di fortuna.
Dopo qualche minuto torno al piano di sopra e i cottonfioc sono ancora sul pavimento.
Le faccio notare che non ha messo a posto. Mi siedo a gambe incrociate di fronte al bagno.
“Io mi siedo qui. Per me possiamo starci tutta la mattina.”
Lei mi guarda e viene a sedersi tra le mie gambe.
Davanti a noi il pavimento del bagno con sparsi cottonfioc come un moderno gioco di shangai.
Li guardo come se dovessero ispirarmi chissà quali riflessioni filosofiche.
In realtà devo solo far rispettare una regole a mia figlia: se si crea disordine bisogna rimettere a posto.
Forse per fare questo ci vuole tutta la forza della filosofia orientale, devo farti fare una cosa, non posso farla io per te e non posso obbligarti fisicamente a farla.
Inizia una fase di sconforto. Mi viene anche il dubbio che non capisca quello le sto chiedendo.
Sono seduto con le spalle appoggiate al muro, almeno quello mi sorregge. Lei è seduta con me, così vicini ma lontani nelle nostre posizioni.
 
Poi all'improvviso, come se avesse sentito una voce da chissà chi e da chissà dove, si alza prende il contenitore e inizia a mettere a posto i cottonfioc.
Quasi una magia. Come quando Topolino Apprendista Stregone riesce a far muovere le scope per pulire per terra.
 
Tutto questo è durato più di mezzora. Fortunatamente quella mattina non avevo fretta e ho avuto il tempo per aspettare. Purtroppo non sempre è possibile.
Speriamo che abbia capito e che la prossima volta sarà più veloce.
Speriamo…

lunedì 11 marzo 2013

Quando le statistiche entrano nella nostra vita

Quando le statistiche entrano nella nostra vita non è quasi mai per qualcosa di positivo. Non parlo della Statistica come materiale, per i tanti che non amano i numeri, ma delle statistiche come probabilità per noi del verificarsi di certi eventi.
 
Ricordo che la prima volta che le statistiche, e di conseguenza le probabilità, sono entrate prepotentemente nella mia vita è stato durante la gravidanza di mia moglie. Tanto da farmi sentire la necessità di rinfrescare la memoria in internet su questi argomenti. Si trattava dei test che permettono di stimare il rischio di anomalie cromosomiche nel nascituro. Ricordo che, nonostante le spiegazioni fornite in ospedale, di fronte al numero indicato rimasi sconcertato. Non ricordo neanche quale fosse ma ricordo benissimo la sensazione.
Che significa avere 1 probabilità su 3.000? E’ tanto o è poco? Ti immagini 3.000 persone, in questo caso bambini, schierati come in parata. Tra questi c’è quell’uno.
In realtà non è neanche vero questo. Perché il problema c’è già o non c’è. E’ solo che la certezza si avrà in un altro momento. Inoltre, non è neanche vero che dopo 2.999 parti, si verificherà quella situazione. Non è come avere il numero per fare la fila. E’ una probabilità statistica. La statistica ti dice che 1 volta su 2 dovrebbe uscire testa ma puoi lanciare dieci volte di seguito una moneta avendo sempre croce.
 
Più recentemente le probabilità si sono tristemente riaffacciate attraverso una persona cara al quale il medico ha detto che “circa l'x% dei pazienti riesce a farcela”. Diciamo uno su due. Da sperare, se fossimo in un letto di ospedale con accanto un altro malato, che sia l’altro ad essere nell'altro y%. Ben sapendo che, in realtà, entrambi potrebbero alzarsi e continuare la propria vita senza problemi. Ad altri toccherebbe essere quell’uno su due che non ce l’ha fatta.
C’è da impazzire.
 
Perché noi non siamo statistiche siamo un unico. In realtà per noi è sempre un 1 o uno 0, un positivo o un negativo, un acceso o uno spento.
Forse siamo più codice binario di quanto possiamo pensare.
 
E in bocca al lupo di cuore a chi deve combattere per quell'x%.
 

venerdì 8 marzo 2013

martedì 5 marzo 2013

Touché

Il colpo di coda dell'inverno mi ha preso in pieno e mi ha steso a terra con febbre, mal di gola e tosse.
Domenica dopo pranzo, prima della nanna, siamo usciti a fare due passi nel parco sotto casa per approfittare delle uniche ore di sole della giornata.
Con piumino e sciarpa mi sono aggregato a mamma e figlia in qualità di osservatore esterno, "vi guardo ma non faccio niente". Camminando ci siamo avvicinati a un campino dove due bambini stavano parlano tra di loro a pochi passi da un pallone, probabilmente dopo aver finito una partitella.
 
Io penso “Va bene il sole ma stare fermi in pantaloncini e maglietta!”
Poi, polverizzando quella frazione di secondi che ci separa dal pensare una cosa e decidere di dirla, secondi importanti, che alcune volte ci hanno salvato per aver taciuto, altre li abbiamo rimpianti per non aver saputo usarli bene, ho detto:
“Certo, fermi in pantaloncini e maglietta con questo freddo.”
 
Veloce come rapace su una preda predestinata, come se avesse già preparato la risposta a casa mentre ci vestivamo per uscire, precisa e tagliente come un rasoio, della cui ferita ti accorgi sempre un attimo dopo, è arrivata la risposta da mia moglie.
“Ma avranno trenta anni meno di te!”
 
 

sabato 2 marzo 2013

BABBOnline su SALE&PEPE KIDS

 
 
Questo mese troverete BABBOnline tra le recensioni dei blog della rivista
Sale&Pepe Kids
 
Mi fa veramente piacere, in particolare perché non sono il solo "papà blogger". Sono veramente in buona compagnia.
Questo significa che i papà si stanno facendo conoscere e che quello che scrivono piace sia agli altri padri che alle mamme.
 
Per sfogliare Sale&Pepe digitale
con iphone e ipad: http://bit.ly/App-SALEePEPE