mercoledì 13 marzo 2013

Chi la dura la vince

Mentre mi preparo in bagno, mia figlia prende dal cassetto la scatola dei cottonfioc e inizia a giocarci. Con la coda dell'occhio tengo sotto controllo la situazione ma, tra i pochi secondi che separano un'occhiata e l'altra, vedo tutti i bastoncini sul pavimento.
Faccio notare a mia figlia che adesso deve metterli a posto, ricevendo dei secchi e decisi “NO”. Due sole lettere, con una vocina acuta, ripetute quasi all'infinito.
Tengo la posizione e mantenendo la calma. Le ripeto che se vuole scendere con me a giocare deve prima mettere a posto quello che ha buttato a terra.
Ai “NO” si aggiunge anche il linguaggio corporeo per rafforzare la sua posizione, mette le braccia dietro la schiena.
Vedendo che continuo a prepararmi, prova a proporre una soluzione alternativa. Dice “NO io, babbo.”
“Eh no, devi mettere a posto tu.”
Le ricordo che tra poco scenderò senza di lei se non metterà a posto. Nessuna reazione.
 
Bisogna essere credibili nelle proprie dichiarazioni così scendo senza di lei.
Lei rimane al cancellino delle scale con la stessa faccia triste di chi sta salutando un emigrante che salpa per l'America in cerca di fortuna.
Dopo qualche minuto torno al piano di sopra e i cottonfioc sono ancora sul pavimento.
Le faccio notare che non ha messo a posto. Mi siedo a gambe incrociate di fronte al bagno.
“Io mi siedo qui. Per me possiamo starci tutta la mattina.”
Lei mi guarda e viene a sedersi tra le mie gambe.
Davanti a noi il pavimento del bagno con sparsi cottonfioc come un moderno gioco di shangai.
Li guardo come se dovessero ispirarmi chissà quali riflessioni filosofiche.
In realtà devo solo far rispettare una regole a mia figlia: se si crea disordine bisogna rimettere a posto.
Forse per fare questo ci vuole tutta la forza della filosofia orientale, devo farti fare una cosa, non posso farla io per te e non posso obbligarti fisicamente a farla.
Inizia una fase di sconforto. Mi viene anche il dubbio che non capisca quello le sto chiedendo.
Sono seduto con le spalle appoggiate al muro, almeno quello mi sorregge. Lei è seduta con me, così vicini ma lontani nelle nostre posizioni.
 
Poi all'improvviso, come se avesse sentito una voce da chissà chi e da chissà dove, si alza prende il contenitore e inizia a mettere a posto i cottonfioc.
Quasi una magia. Come quando Topolino Apprendista Stregone riesce a far muovere le scope per pulire per terra.
 
Tutto questo è durato più di mezzora. Fortunatamente quella mattina non avevo fretta e ho avuto il tempo per aspettare. Purtroppo non sempre è possibile.
Speriamo che abbia capito e che la prossima volta sarà più veloce.
Speriamo…

6 commenti:

  1. Forse più veloce ancora no, magari ci vorrà qualche altra mezz'ora ma già questa e' una conquista e te lo dice una, che sta combattendo la tua stessa battaglia.

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    1. Eh sì, il vero problema è che molte volte non c'è tutto questo tempo...

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  2. Rende bene la foto: da una parte non puoi importi perché se no li schiacci, dall'altra non puoi far finta di niente. E' sottile la questione e tu sei stato bravo e paziente.

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    1. E' veramente una continua partita a scacchi ;)

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  3. Che bravo! Io invece spesso mi faccio prendere dal nervoso e finisco per urlare :((

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    1. Non sempre finisce così bene neanche a me ;)

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