mercoledì 18 settembre 2013

La libertà di fare il padre


Ho letto recentemente un paio di libri veramente interessanti sull'analisi della paternità in Europa: Fatherhood in Late Modernity e
Family, Ties and Care
Mi fa piacere vedere che negli ultimi anni stiano aumentando in ambito europeo ricerche su questo tema con l'obiettivo di costruire un contesto che favorisca una maggiore partecipazione dei papà alla vita dei figli sin dalla nascita. La mia speranza è di non vedere più l'Europa solo come causa di restrizioni economiche (sacrifici in nome de “l'Europa che ce lo chiede”) ma anche come motivo di progresso sociale per tutti gli Stati membri.

Tra le riflessioni che emergono dai tanti studi, nate confrontando tra le esperienze di diversi Paesi, mi è sembrata particolarmente interessante quella riguardante la “conciliazione tra lavoro e vita familiare” (work-life balance) in relazione allo scostamento tra teoria e pratica e tra desideri e realtà (Hobson B. and Fahlen S. “Father's Capabilities for Care: An European Perspective” in Family, Ties and Care).

Benché la maggioranza dei padri ponga come uno dei principali obiettivi la conciliazione tra lavoro e famiglia, guardando il dato oggettivo delle ore lavorate a settimana si nota una discordanza tra il comportamento tenuto e quanto dichiarato.
Approfondendo la questione, emerge che la partecipazione attiva alla vita familiare da parte dei padri avviene quando effettivamente c'è la libertà di fare questa scelta.
La libertà di un individuo di scegliere una certa modulazione di orario di lavoro dipende dalla percezione di avere un lavoro stabile e caratterizzato da una certa sicurezza. Considerando il periodo di crisi che stiamo vivendo da diversi anni, la precarizzazione del mondo del lavoro, il lato negativo della flessibilità che obbliga a essere sempre disponibili di fronte alle richieste lavorative, sembra quasi che, da un certo punto di vista, “fare il padre” sia una libertà, quasi un lusso, che pochi si possono permettere. Probabilmente quelli con un livello di istruzione più elevato, che hanno un lavoro sicuro e con certe garanzie. 
 
L'esperienza di alcuni Paesi dimostra che il contesto istituzionale può servire per far aumentare questa percezione di sicurezza e stabilità, favorendo una riduzione delle ore di lavoro a vantaggio di quelle dedicate alla famiglia. Se, ad esempio, il congedo parentale maschile fosse percepito come un diritto sociale e compensato con un'alta percentuale del salario normalmente percepito, ci sarebbe un impatto significativo nello spettro di scelte a disposizione dei padri. 
C'è da dire, comunque, che le statistiche dimostrano che alcune scelte lavorative, come ad esempio il part-time, sono, in pratica, esclusivamente usate dalle donne. Questo non dipende dalle caratteristiche del mondo del lavoro ma da una cultura dell'organizzazione del lavoro che, in passato e oggi, ha assunto un modello di uomo come principale fonte di sostentamento economico della famiglia (full-time male breadwinner model).

I cambiamenti culturali sono più difficili da ottenere rispetto a una nuova legge, o comunque, il processo è molto più lento.

Un ringraziamento speciale per i testi a: 
Lisa Petzold (budrich academic, Verlag Barbara Budrich, Budrich UniPress Ltd)

Nota. Per la prima volta, questo post sarà pubblicato anche in una breve versione in inglese. Questa mia scelta deriva dal fatto che i testi di riferimenti sono in inglese ma, soprattutto, per permettermi di allargare la discussione anche in altre Community in Rete di altri Paesi.

4 commenti:

  1. lo stesso si può dire al contrario per il lavoro delle mamme: "sembra quasi che, da un certo punto di vista, lavorare per una mamma sia una libertà, quasi un lusso, che poche si possono permettere. Probabilmente quelle con un livello di istruzione più elevato, che possono aspirare a un lavoro sicuro e con certe garanzie". sarà una coincidenza se le due cose vanno di pari passo?

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    1. Sono d'accordo, favorire il lavoro delle mamme passa necessariamente attraverso un maggior coinvolgimento dei padri nella vita dei figli.
      Già l'ho sostenuto in questo post
      http://www.babbonline.blogspot.it/2013/06/brave-father-for-brave-world.html

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  2. Conosci bene la nostra scelta di conciliazione
    , ma la riassumo comunque. lavoriamo entrambi fulltime, non era possibile avere un partime all 80 o 90%, lo accompagna lui, lo vado a prendere io. Così tutti facciamo 8-9 ore di lavoro/nido. Il piccolo (19 mesi) resta a casa mercoledì, la mattina col papà, il pomeriggio con me. Ho negoziato parecchio col papà perchè accettasse. Diciamo che con l'espatrio c'erano un po' di cose da negoziare su più fronti. Però sempre aleggia il fantasma che non sia proprio convinto di questa scelta.
    Giusto ieri la confessione:è felice così. È contento l
    Sto progettando di fargli un a sorta di intervista, ho hisogno di ricordarmi che gli va bene così.
    (Accetto suggerimenti per le domande)

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    1. L'idea del mamadag/papadag è veramente interessante.
      Verissimo, ogni tanto abbiamo bisogno di sentire dire certe cose.
      Per le domande, ne avrei tante...

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