mercoledì 3 giugno 2015

Oggi ti racconto una favola di quando ero bambino #unafavoladiquandoerobambino

Qualche sera fa mia figlia ha iniziato a scherzare sulla paura. Ridendo, inventava motivi più o meno strani per non scendere dal divano, come ad esempio che ci fossero degli squali che ci giravano intorno come se il pavimento fosse diventato mare.
All’ennesimo “Ho paura…” mi è scattato in testa quel “Che hai paura della gatta gnuda?” che mi diceva spesso mia nonna. Avere paura della “gatta gnuda”, cioè nuda in quanto senza la sua pelliccia, è un modo di dire usato in Toscana per identificare timori di cose inesistenti o di poco conto.

Quel ricordo ne ha richiamo immediatamente un altro, come se avesse aperto in automatico un altro cassetto della mia memoria. Mi è tornata alla mente la favola di “Buchettino” che mi raccontavano da piccolo. Uno di quei racconti non famosi, legati a un particolare territorio, e destinati a rimanere in vita solo grazie al fatto di essere tramandati oralmente tra le diverse generazioni all’interno delle famiglie.
Non so se abbia senso richiamare favole vecchie di tanti anni, e specifiche di piccole realtà, in un mondo globalizzato nel quale i nuovi racconti, specialmente quelli che diventano film di animazione, sono letti e visti dai bambini di tutto il mondo, trattando tematiche importanti e attuali come ad esempio l’integrazione tra culture diverse.
Comunque ho voluto fare una piccola ricerca e ho trovato alcuni libri dedicati alle favole toscane realizzati con lo scopo di cristallizzare i racconti della tradizione locale fino a quel momento lasciati alla sola trasmissione orale.
C’è anche la favola di “Buchettino”. Mi sono accorto, però, che quella della mia memoria presenta alcune lievi differenze rispetto a quella pubblicata. Così ho pensato di trascrivere la mia versione della favola di “Buchettino” (la trovate in fondo a questo post) divertendomi a fare qualche illustrazione, rigorosamente sottoposta al giudizio severo di mia figlia.
Ogni tanto la sera prima di addormentarsi mia figlia mi chiede di raccontargli le storie di “Buchettino”, un bambino che con l’ironia e l’astuzia riesce a battere l’orco, e della “Gatta gnuda” che si aggira nei boschi dopo aver perso la sua pelliccia.

E voi avete una favola della vostra infanzia che volete recuperare dalla memoria per raccontarla ai vostri figli?
Ho pensato che sarebbe bello condividere con loro almeno una delle fiabe di quando eravamo bambini noi. Una di quelle che molto probabilmente non troveranno tra gli albi illustrati di una libreria o di una biblioteca.
Se ne avete voglia, scrivete un post e mettete il link tra i miei commenti #unafavoladiquandoerobambino 

"Buchettino" (Favola della tradizione toscana)
C'era una volta un bambino di nome Buchettino.

Un giorno aveva fame, ma non aveva abbastanza soldi per comprarsi qualcosa da mangiare.
Allora gli venne un'idea e pensò:
"Quasi quasi vado in chiesa, spazzo un po' e magari trovo un soldino."
Spazza, spazza, spazza e Buchettino trova un soldino.
"Cosa potrei comprarmi? Delle mele no, perché dovrei buttare via le bucce e i torsoli. Delle noci no, perché dovrei buttare via i gusci... Ecco, mi comprerò dei fichi secchi, così non c’è niente da buttare".
Buchettino va a comprarsi dei fichi secchi e sale su un albero, perché nessuno lo disturbi mentre se li mangia.
Un orco cattivo passa di lì e sente l’odore del bambino:
"Ucci ucci sento odor di cristianucci, ucci ucci sento odor di cristianucci, o ce n'è, o ce n'è stati, o ce n'è di rimpiattati..."
L’orco lo vede e gli dice:
"Buchettino, Buchettino, dammi un fichino con il tuo manino".
Buchettino che aveva paura di essere preso dall’orco gli tira un fico ma il fico finisce per terra.
L'orco risponde:
"E’ cascato per terra non posso mangiarlo".
Allora Buchettino ne tira un altro, l'orco si sposta e gli dice:
"E’ cascato per terra, dammene uno con la tua manina."
Buchettino, un po' tremante e impaurito, glielo dà con la sua manina, ma l'orco lo acchiappa e lo mette in un sacco.
Cammina, cammina, però, ad un certo punto l'orco deve fare la cacca.
Buchettino, che pensa a scappare, dice all'orco:
"Vai più là che sento puzzo."
L’orco si sposta ma Buchettino dice ancora:
“Vai più là che sento puzzo.”
Così l'orco si allontana e si accuccia dietro un cespuglio.
Buchettino, intanto, tira fuori dalla tasca un coltellino e fa un buco nel sacco. Esce fuori e riempie il sacco di sassi, poi la richiude e scappa.
L'orco si incammina verso casa dicendo:
"Ma quanto pesi Buchettino!"
Poi comincia a chiamare la moglie:
"Moglie mia, metti al fuoco la pentola. Moglie mia metti al fuoco la pentola, che ho acchiappato Buchettino".
Quando l'orco arriva a casa vede la moglie che ha preparato un pentolone di acqua bollente. Ma quando apre il sacco e lo vuota dentro la pentola, il peso dei sassi fa uscire di colpo l'acqua che brucia l'orco e sua moglie.
Nel frattempo Buchettino era salito sul tetto della casa dell'orco, che lo vide e gli domandò:
"O come hai fatto, Buchettino, a salire lassù?"
"Ho messo piatti sopra piatti, pentole sopra pentole, coperchi sopra coperchi e sono salito fin qui."
Allora l'orco prova anche lui a salire e mette pentole sopra pentole, piatti sopra piatti, coperchi sopra coperchi, ma è troppo pesante, precipita giù, picchia la testa e muore.
Così Buchettino può tornare a casa dalla sua mamma e dal suo babbo.

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