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giovedì 10 dicembre 2015

Il mia favola “Antonella vuole diventare bella” in versione flip-book

La mia favola “Antonella vuole diventare bella” esce in versione flip-box sfogliabile su tablet e smartphone, disponibile gratuitamente attraverso questo link.
 
Sulla bellezza spiegata ai bambini, vi suggerisco la lettura del mio post scritto per il portale mamme.it "Spiegare a mia figlia di cinque anni cosa significa essere bella"
 
E, come dico sempre, se ci fosse qualche editore con una vena di follia… 

lunedì 30 novembre 2015

Dacia Maraini e Pinocchio, ovvero il bello di leggere le favole originali


Stavo leggendo l’ultimo libro di Dacia Maraini “La bambina e il sognatore” che vede come protagonista un padre che ha perso da poco la figlia a causa di una malattia e che si avventura caparbiamente nella ricerca di una bambina scomparsa dalla sua città.
Nel racconto c’è un richiamo alla favola di Pinocchio per una sua interpretazione della paternità. Nell’analisi della scrittrice mi ha colpito, però, il riferimento alla balena come elemento fondamentale della maternità. Infatti si legge che "[...] ventre di balena, ovvero dentro il ventre di una donna, lì dove nascono i figli veri. [...]"
Da toscano, non posso non rilevare una grossa inesattezza. In realtà la favola originale di Pinocchio scritta da Carlo Collodi non parla mai di una “balena” ma bensì di un “pescecane”. E’ nella pancia del pescecane che finisce Pinocchio dove il burattino ritrova il suo amato babbo. La balena è introdotta nella rivisitazione che ne fa Walt Disney nel suo famoso film di animazione di qualche anno fa.
Mi spiace che una riflessione interessante su una favola si basi su elementi non originali. In realtà, secondo me, l'elemento materno è la fata turchina che, alla fine della storia, trasforma il burattino in un bambino vero.   
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa la scrittrice...

martedì 1 settembre 2015

Alla ricerca del tempo perduto dell'infanzia

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere di una commedia musicale dal titolo “Le scale son di vetro” tratta da un’antica favola toscana. Quel titolo ha fatto suonare un campanello nella mia mente e mi sono ricordato che mia nonna, quando voleva dirci di fare le cose con calma, diceva spesso: “Vai piano che le scale son di vetro”.
Mi sono reso conto di essere cresciuto sentendo ogni tanto quelle parole ma senza che mia nonna accennasse mai a una favola o a un racconto. Col passare del tempo la mia memoria si è riempita di così tanti altri ricordi che ho scordato quel modo di dire. 
Il titolo di quello spettacolo è stato per me come il famoso biscotto "madeleine" de Alla ricerca del tempo perduto di Proust, mi ha fatto tornare alle orecchie suoni perduti della mia infanzia.
Ho fatto delle ricerche in Rete e ho trovato proprio quella favola, si tratta de “La brutta e la bella” che potrei definire una versione toscana della più famosa Cenerentola. Chi vuole leggerla può trovarla qui.
Abbiamo portato nostra figlia a vedere lo spettacolo, le è piaciuto moltissimo. Ne è rimasta entusiasta: la storia, i personaggi, la musica, i costumi e il trucco. Il musical si svolgeva all'interno della meravigliosa chiesa a cielo aperto di San Galgano, un contesto incantato che, sotto la luce di una splendida luna, aumentava la magia della favola.

Adesso, quando mia figlia ed io scendiamo le scale di casa, ci diciamo sorridendo “Piano, piano che le scale son di vetro.”  
Così, in un gioco incrociato di memorie e di tempo, io richiamo vecchi ricordi di un'infanzia passata mentre mia figlia costruisce i suoi per un futuro che verrà.

mercoledì 3 giugno 2015

Oggi ti racconto una favola di quando ero bambino #unafavoladiquandoerobambino

Qualche sera fa mia figlia ha iniziato a scherzare sulla paura. Ridendo, inventava motivi più o meno strani per non scendere dal divano, come ad esempio che ci fossero degli squali che ci giravano intorno come se il pavimento fosse diventato mare.
All’ennesimo “Ho paura…” mi è scattato in testa quel “Che hai paura della gatta gnuda?” che mi diceva spesso mia nonna. Avere paura della “gatta gnuda”, cioè nuda in quanto senza la sua pelliccia, è un modo di dire usato in Toscana per identificare timori di cose inesistenti o di poco conto.

Quel ricordo ne ha richiamo immediatamente un altro, come se avesse aperto in automatico un altro cassetto della mia memoria. Mi è tornata alla mente la favola di “Buchettino” che mi raccontavano da piccolo. Uno di quei racconti non famosi, legati a un particolare territorio, e destinati a rimanere in vita solo grazie al fatto di essere tramandati oralmente tra le diverse generazioni all’interno delle famiglie.
Non so se abbia senso richiamare favole vecchie di tanti anni, e specifiche di piccole realtà, in un mondo globalizzato nel quale i nuovi racconti, specialmente quelli che diventano film di animazione, sono letti e visti dai bambini di tutto il mondo, trattando tematiche importanti e attuali come ad esempio l’integrazione tra culture diverse.
Comunque ho voluto fare una piccola ricerca e ho trovato alcuni libri dedicati alle favole toscane realizzati con lo scopo di cristallizzare i racconti della tradizione locale fino a quel momento lasciati alla sola trasmissione orale.
C’è anche la favola di “Buchettino”. Mi sono accorto, però, che quella della mia memoria presenta alcune lievi differenze rispetto a quella pubblicata. Così ho pensato di trascrivere la mia versione della favola di “Buchettino” (la trovate in fondo a questo post) divertendomi a fare qualche illustrazione, rigorosamente sottoposta al giudizio severo di mia figlia.
Ogni tanto la sera prima di addormentarsi mia figlia mi chiede di raccontargli le storie di “Buchettino”, un bambino che con l’ironia e l’astuzia riesce a battere l’orco, e della “Gatta gnuda” che si aggira nei boschi dopo aver perso la sua pelliccia.

E voi avete una favola della vostra infanzia che volete recuperare dalla memoria per raccontarla ai vostri figli?
Ho pensato che sarebbe bello condividere con loro almeno una delle fiabe di quando eravamo bambini noi. Una di quelle che molto probabilmente non troveranno tra gli albi illustrati di una libreria o di una biblioteca.
Se ne avete voglia, scrivete un post e mettete il link tra i miei commenti #unafavoladiquandoerobambino 

"Buchettino" (Favola della tradizione toscana)
C'era una volta un bambino di nome Buchettino.