mercoledì 12 marzo 2014
lunedì 3 marzo 2014
Il bello delle regole: io no, lui sì.
Con la crescita di mia figlia c’è
stata un’accelerazione delle occasioni di incontro con altri bambini e
genitori.
Succede alcune volte che le regole
che cerchiamo di darle nel quotidiano appaiano in contrasto con quelle “vigenti”
in altre famiglie. Questo si palesa chiaramente attraverso stessi comportamenti
censurati da un lato e contemporaneamente tollerati, concessi o addirittura
incoraggiati dall’altro. Si va da diverse idee su quella che genericamente
passa sotto il nome di “educazione” per arrivare ad altrettanti diversi livelli
di sensibilità su quello che può rientrare nella personale concezione di “pericoloso”.
Alcune volte accade che proprio
quando hai appena detto a tua figlia di non fare una cosa, dandole anche una
tua spiegazione, si affianca un altro bambino con i suoi genitori che si mette a
fare esattamente quello che hai appena vietato.
Così occorre intraprendere la quasi impossibile impresa, avendo di fronte una bambina così piccola, di farle
capire il motivo del perché le hai appena detto di non fare una cosa quando ha appena visto che è permessa ad
altri.
Essendo nato e cresciuto in un posto
di mare, ricordo molto bene che nel periodo estivo per me vigeva la regola “Non
si fa il bagno prima della 4 di pomeriggio”. Frequentando una spiaggia
affollata ricordo altrettanto bene bambini che si fiondavano letteralmente in
acqua non appena buttatto giù l’ultimo boccone del pranzo, chi mangiava veloce quasi
direttamente in acqua o chi faceva la spola tra un tuffo in mare e un morso a
un panino.
sabato 22 febbraio 2014
Gravidanza record di 9 anni
Succede che capitino sotto gli occhietti
attenti di mia figlia foto di me e mia moglie fatte durante i nostri viaggi prima e dopo il matrimonio.
Al suo sguardo vivace non sfugge un particolare
che si traduce in un secondo nella domanda: “Dove sono io?”
E’ difficile per un bambino di quell’età capire che
c’è stato un periodo nel quale la sua mamma e il suo babbo non erano tali
perché ancora non era nato.
Guardando le foto della gravidanza le abbiamo
spiegato che lei era nella pancia della sua mamma. Così, ricordandosi questa spiegazione e pensando che valga sempre, per
qualsiasi foto che ci ritrae insieme senza di lei afferma sicura “io
ero nella pancia di mamma”.
Così, a occhio e croce, siamo l’unico caso al
mondo di gravidanza di molti anni anziché dei canonici 9 mesi.
martedì 18 febbraio 2014
Nell’educazione i genitori come moderni Davide contro Golia?
Ascoltando tanti genitori mi sembra che trapeli dalle loro parole una certa
rassegnazione per quanto riguarda il peso del proprio ruolo educativo.
Sento spesso dire “I bambini di oggi sono così…”, “Non ti dico cosa fanno
già alle scuole medie…”.
Percepisco, ma forse è una mia particolare sensibilità sul tema, che si
parta già arresi, convinti della propria sconfitta, nel percorso educativo che
dovremmo intraprendere insieme ai nostri figli. Come se ci fosse quasi una
super entità pseudo-educativa, che plasma i nostri bambini in termini di
comportamenti, gusti e addirittura valori, fatta di tanti elementi diversi,
partendo dalla televisione per arrivare alla famigerata “società”, con una
forza contro la quale non si può che soccombere.
Mia figlia è ancora piccola. Non ho un’esperienza diretta che mi consenta
di darmi una risposta.
Al momento ho solo domande.
Non è che noi genitori siamo i primi a essere poco convinti della bontà
delle nostre idee e dei nostri valori?
Non è che effettivamente, in un mondo che appare andare in una direzione
particolare, voler educare a certi valori comporta una fatica che non vogliamo
sopportare?
Non è che adesso che abbiamo conquistato, in particolare parlo dei padri,
la possibilità di costruire un rapporto diretto con i nostri figli non
riusciamo, o non vogliamo, a conciliarlo con quello di chi definisce delle
regole?
Me lo chiedo perché francamente non vorrei scoprirmi un animatore simpatico e
giocoso che offre vitto e alloggio in comodato d’uso.
Magari chi ha figli già grandi potrà darmi qualche risposta...
mercoledì 12 febbraio 2014
“Libertà è partecipazione”
Succede
spesso, almeno a me, di dire, o di sentir dire, che in zona ci sono
poche iniziative per i bambini, fino ad arrivare al “Non c’è mai
niente”. In realtà, a parte queste dichiarazioni un po’ forti, chissà perché ci piace parlare per estremi, la verità sta nel
mezzo. Vengono organizzati incontri o piccoli eventi per i bambini e per
le loro famiglie. Ovviamente non spesso e non sempre vicino a casa.
Così,
non volendo più sentire lamentele provenienti dagli altri o da me
stesso, o almeno per ridurle un po', ho pensato a qualcosa che
poteva partire dai genitori stessi, che li vedesse direttamente
coinvolti.
Mettendo da parte un po’ della mia naturale ritrosia, ho alzato il telefono e ho proposto alla biblioteca del piccolo Comune dove abito di organizzare il sabato mattina delle letture e dei laboratori autogestiti dai genitori, dando ovviamente la mia disponibilità per l’organizzazione.
Nonostante qualche iniziale perplessità, ho trovato grande disponibilità ed entusiasmo da parte
di tutti e il progetto è partito con il coinvolgimento delle maestre della Scuola
dell'Infanzia, del Comune e, ovviamente, dei genitori. L'iniziativa
ha ottenuto anche il logo dell'Associazione Nati per Leggere.
C’era chi cantava “La libertà non è star sopra un albero…”.
C’era chi cantava “La libertà non è star sopra un albero…”.
Questa
volta io sono sceso e mi è piaciuto molto.
giovedì 6 febbraio 2014
La pazienza: padri/figli vs figli/padri
Credo che, in generale, la pazienza tra genitori e figli sia
inversamente proporzionale all’età dell’interlocutore. Nel senso che, di
solito, i genitori hanno molta più pazienza nella gestione dei figli rispetto a
quanto ne abbiano i figli nei confronti dei loro genitori.
Nella mia doppia veste di figlio/padre, lo scrivo rigorosamente in ordine
cronologico, mi rendo conto di quanta pazienza abbia verso mia figlia. Non solo
perché adesso sia così piccola. So che, come è normale, mia figlia passerà
attraverso tanti periodi, con diverse idee, gusti e caratteristiche. Passerà
del tempo prima che sia adulta e che mi possa confrontare con lei come tale.
Al contrario, mi rendo conto di quanta poca pazienza abbia nei confronti dei
miei genitori. Non credo che sia solo una mia caratteristica. Forse perché in
un rapporto da adulto ad adulto, nel quale sfumano fino a sparire le identità
di genitori e figli, accetto meno certe debolezze, o incongruenze, che derivano
probabilmente dal peso degli anni.
Forse aveva ragione mia nonna quando diceva “Quando si invecchia si torna un po’ bambini”.
Effettivamente, se
così fosse, si chiuderebbe il cerchio e si avrebbe la possibilità di restituire
un po' di quella pazienza che è stata usata nei nostri confronti, da figli,
nel corso degli anni.
Basterebbe ricordarselo.
domenica 2 febbraio 2014
Portare a scuola lo zaino ma anche il bambino
Nel
mio non breve tragitto dal parcheggio all’ufficio incontro spesso,
molti giorni della settimana, un genitore, non importa che sia la
mamma o il babbo, con il figlio. Ormai li riconosco.
Condividiamo
per un po’ la stessa strada. Incredibilmente la scena che vedo è
sempre la stessa. Come se stessi vivendo in un continuo déjà vu
mattutino.
Il
genitore un po' più avanti trascina la cartella del figlio, di
quelle con le rotelle stile trolley, con passo svelto. Il bambino, da
seconda elementare, indietro che segue a testa
bassa. Sarà un percorso di un quarto d’ora.
Ogni
volta che li vedo hanno lo stesso atteggiamento. Non si tratta della
famosa “giornata iniziata male", del capriccio prima di uscire, che
tutti i genitori conoscono bene.
Che
bella occasione da cogliere avere la possibilità di accompagnare i
propri figli a scuola per parlare, raccontarsi e confrontarsi. In
poche parole, per conoscersi.
Mi
spiace dirlo ma, visto dall’esterno, sembra proprio che quel
genitore stia accompagnando a scuola lo zaino anziché il figlio.
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